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    September 22

    _♪

     

    »Capitolo 4 - Sconvolgimenti

    Ci svegliammo che erano appena le 4 di mattina. Considerando che ci eravamo addormentati appena tre orette prima, non eravamo affatto stanchi. Mi diede il buongiorno con un dolcissimo bacio sulle labbra. Questo amavo di lui: la dolcezza e la capacità di sorprendermi sempre. Per non considerare il riuscire sempre a rendermi felice. Dopo esserci coccolati un po', dato che non arrivava nessuno, uscì dicendo di andare a prendere qualcosa alle macchinette, per fare colazione. Pochi istanti dopo, mentre ero intenta a contemplare il cielo di Manhattan che iniziava a schiarirsi, immersa nei miei pensieri, sentii la porta aprirsi. Pensando che fosse Joyce, mi girai con un grosso sorriso stampato in volto, gli occhi illuminati, che trasmettevano tutta la mia gioia. Presto però mi resi conto che non poteva essere lui. Era entrato troppo silenziosamente, senza dire nemmeno una parola. Ma chi cavolo.. Ramirez! Cosa ci faceva alle quattro di mattina all'ospedale? Era venuto appositamente per trovare me? Cosa stava succedendo? Fu secco e rapido nel darmi quella notizia, non ebbe alcuno scrupolo: «Tu. Tu e i tuoi amici non siete ragazzi come gli altri. Siete destinati a seguire le orme dei vostri genitori. A diventare cavalieri del Sacro Graal. Siete predestinati, il fatto che vi siate conosciuti è un segno. Adesso tu farai come gli altri, mi seguirai e andremo in Italia. Verrai addestrata con gli altri, diventerete i protettori della leggenda. Per favore alzati e seguimi». Ero scossa. Cosa centravano in quel raptus di follia del mio professore i miei genitori? Risposi scocciata: «Che cosa vuole da me e dai miei genitori? Loro non ci sono più. Non ti permetterò di infangare il loro onore con questa buffonata. Loro erano proprietari di una grossa banca. Di sicuro non ci incastravano nulla con lei e col suo vaneggiare». Mi guardò con la sua aria da superiore. Non sembrava affatto sorpreso che lo avessi considerato matto.

    Replicò senza esitare troppo: «Ragazzi entrate». I miei cinque amici entrarono a testa bassa.

    «Kath» Iniziò Riley «non sta vaneggiando. Purtroppo è la verità. Abbiamo avuto modo di scoprirlo mentre tu dormivi, in questi giorni. Abbiamo ricevuto la lettera di Sua Maestà, dove ci raccontava il nostro destino. Siamo stati iscritti alla Scuola di Assassini nel momento esatto in cui i nostri genitori hanno finito il loro addestramento. Diventeremo come loro. Eroi».

    Non poteva essere vero. Sbraitai: «Non posso credere che voi crediate a questa cazzata! I nostri genitori non erano eroi. Erano persone come le altre! Io non seguirò nessuno!! Non farò parte di nessuna buffonata di nessun genere. June, Joyce.. Mi avete deluso. Credevo di potermi fidare di voi. E invece cascate come pesci lessi nella pazzia di quest'uomo!» Riley mi si avvicinò con aria triste, porgendomi una busta sigillata con un marchio di ceralacca: «Ci sono due lettere. Una è quella di Sua Maestà, il Supremo Protettore, l'altra è dei tuoi genitori. Te l'hanno scritta prima di morire.

    Non potevo crederci. Non potevo crederci, ma ormai sentivo di doverlo fare. Era tutto vero: «Quanto tempo ho per prepararmi?»

    Ramirez mi rispose secco, freddo come suo solito: «Abbiamo il volo per l'Italia domani mattina presto. Hai un giorno di tempo per prendere le tue cose e salutare tua sorella. Non dovrai dirle nulla del Sacro Graal, né dove stai andando. Spero di essere stato sufficientemente chiaro» Ero veramente scossa. Mi limitai ad annuire. Ramirez fece un cenno ai ragazzi che si voltarono e uscirono a testa bassa, nello stesso modo in cui erano entrati. Aprii la busta. Decisi di leggere prima quella di “Sua Maestà”. La grafia era fitta e precisa, su una carta molto pregiata e costosa. Non ci feci più di tanto caso e mi buttai nella lettura.


    Signorina Katherine Denoff,

    quando leggerà questa lettera vorrà dire che il signor Ramirez, mio assistente, l'avrà informata dell'esistenza della Scuola di Assassini e della missione di protezione del Sacro Graal.

    Sono stato io a volere fortemente che tu incontrassi gli altri Predestinati, in modo da poterci stringere amicizia e da poter rendere l'arrivo alla scuola più piacevole.

    I Predestinati sono usualmente figli di Cavalieri del Sacro Graal, i Santi protettori.

    Noi Cavalieri siamo dotati di straordinari poteri e, a quanto mi è dato sapere, lei ne possiede un vasto repertorio; per quanto io ne sappia non è mai esistito al mondo un Predestinato più dotato di lei.

    In questa scuola le saranno date tutte le possibilità di ampliare i suoi poteri, di svilupparli e di seguire le orme dei suoi genitori, diventando a sua volta un Cavaliere potente e rispettato.

    Sua madre e suo padre erano i migliori Cavalieri che questo mondo abbia visto e se lei diventerà come loro, avrà una marcia in più e un domani quando io lascerò questo mondo credo che lei avrà tutti i diritti di prendere il mio posto diventando Suprema Protettrice.

    Ripongo molte speranze in lei.

    Noi esistiamo al fine di proteggere il Sacro Graal dalle mani del Male, che vede nel Calice un mezzo per arrivare ai loro malefici fini.

    Spero accetterà l'invito della scuola e verrà in Italia assieme agli altri ragazzi.

    Io vedo in lei una grande promessa, spero di non rimanere deluso.

    Con la vana speranza che Ramirez non sia stato troppo freddo nel darle la notizia, mi congedo e le auguro un buon viaggio.

    Ci vedremo molto presto signorina Denoff.

    Un caloroso saluto

    Il Supremo protettore.


    Oh, mio, Dio.

    E quindi era tutto vero. Non era una semplice pagliacciata. Scansai la prima lettera. Quella sotto era tutta piegata e stropicciata. Quando aprii il foglietto rosa riconobbi subito la scrittura di mia madre. Quella scrittura tonda e confusionaria. Quella che spesso trovavo la mattina sui foglietti attaccati al frigo, quella che spesso mi diceva “Ti voglio bene”. Quella scrittura che spesso mi aveva confortato nei momenti di bisogno. Iniziai a piangere in religioso silenzio. E scorsi lentamente quelle parole.



    Piccola,

    abbiamo affidato questa lettera nelle mani del Supremo Protettore e sappiamo che quando la riceverai noi saremo già lontani.

    Sai, immaginavamo che la Predestinata saresti stata tu e non tua sorella.

    Noi vogliamo bene in egual modo ad entrambe ma tu... Tu sei sempre stata speciale.

    Fin da quando eri piccola noi sapevamo che avresti avuto grandi potenzialità.

    Sappiamo che all'inizio per te sarà difficile accettare la realtà.

    E' dura per tutti all'inizio entrare in quella Scuola, ma tu sei molto forte e noi riponiamo in te tutte le nostre speranze.

    Il solo fatto che si chiami Scuola per Assassini non deve impressionarti perchè non è come sembra.

    Lì imparerai semplicemente a contrastare ciò che non è Bene.

    Devi imparare a tenere testa al Male. Un giorno quando sarai grande, forse riuscirai a vendicarci.

    Ma ora parliamo d'altro.

    Tu e tua sorella, Katherine, siete sempre state la nostra questione di vita.

    Mentirvi sulla nostra vera identità è sempre stato molto difficile per noi.

    Voi vi somigliate molto sai?!

    Siete due ragazze dolci e sensibili, sempre pronte a sacrificarvi per gli altri.

    Sappiamo che il fatto che noi non ci siamo più vi fa star male, soffrire.

    Ma siete anche due ragazze molto tenaci e confidiamo che riusciate a superare la perdita dei vostri genitori. Dovete superare questa difficoltà, come tutte le altre che incontrerete nella vita, perchè la vita è disseminata di ostacoli.

    Ricordati sempre che noi siamo con voi, vi guardiamo, vi aiutiamo. Non dimenticatelo mai.

    Spero che questa lettera ti farà capire il bene che vi vogliamo.

    Per tua sorella sarà dura perdere anche te, ma siamo sicuri che capirà.

    Mi raccomando Kath. Fai a modo.

    Ti vogliamo bene.

    Mamma e papà.


    Piansi a lungo. Senza preoccuparmi che mi sentissero. Non so per quanto tempo restai così ma quando mi ripresi un po' ebbi la consapevolezza che era ora di andare. Era ormai mezzogiorno. Mi alzai e vestii in fretta. Fortunatamente mia sorella aveva già firmato le pratiche per la mia dismissione. Uscii nella calda mattina di Manhattan con in spalle il borsone. Presi un taxi per andare a casa. Durante il viaggio non piansi. Dovevo essere forte. Pensai piuttosto a cosa avrei detto a mia sorella.

    Arrivata a casa lei era a lavoro. A quanto pare aveva riadattato gli orari normali.

    Salii quindi in camera e tirai fuori dall'armadio due valige e accanto vi misi il borsone che avevo in ospedale. Iniziai a svuotare l'armadio buttando in una valigia la roba più pesante e nell'altra quella estiva. Riempii il borsone di biancheria, scarpe e altri accessori utili, dei quali non mi separavo mai. Presi il beauty-case dal bagno e lo riempii con tutte le creme per il viso, con i saponi. Cercavo di non lasciarmi prendere dallo sconforto. Di essere fredda, forte. Ma non ci riuscii più di tanto. Alla fine cedetti e mi lasciai cadere a terra, piangendo e stringendo la tasca dei jeans dove avevo riposto le lettere. Come era possibile che succedesse tutto a me? Quel pensiero era troppo scontato per una situazione del genere. Ripensai a ciò che mi era venuto in mente quattro giorni prima, quando avevo discusso con Rachel e Laz. Gli ostacoli. Questo era il più alto. Se fossi riuscita a superare anche questo sarei stata di sicuro la ragazza forte e tenace quale i miei mi consideravano. Sarei stata all'altezza delle loro aspettative. Mi rialzai e continuai nei preparativi. Quando ebbi finito erano ormai le due e Jessica sarebbe rincasata da un momento all'altro.

    Mi accorsi che lo stomaco mi brontolava, perciò mi avviai in cucina e mi misi a preparare la pasta al sugo per me e mia sorella.

    In quel momento ripensai a ciò che mi aspettava il giorno dopo e mi elettrizzai. Ero curiosa ed euforica, come un bambino davanti al suo primo giocattolo. Sentii la porta di casa che si apriva. «Kath?!»

    «Sì! Sono in cucina a preparare il pranzo!» Mia sorella mi raggiunse e mi abbracciò calorosamente.

    La scostai, forse un po' troppo freddamente, lei sembrò capire e abbassò la testa a lutto: «Jejè... Io devo partire. Vado in Italia».

    Alzò la testa e sorrise debolmente: «Avevo immaginato che sarebbe successo presto. Vai, vai e riscopri le tue origini»

    Capivo. Aveva creduto che volessi andare a scoprire le mie origini. Oh Jejè... «Jessica.. Io non so se tornerò. Devo rimanere la. E' la mia terra d'origine».

    Ci fu un lungo silenzio interrotto dai suoi singhiozzi.

    Interruppe lei quel momento così carico di tristezza: «Tornerai a trovarmi?»

    La guardai, cercando di mettere su lo sguardo più comprensivo che avessi e annuii: «Te lo prometto». Riuscirò a mantenerla? Questo proprio non lo so.

    Interruppe il mio attimo di riflessione: «Quando parti?»

    Che frustrazione doverle mentire così, come avevano dovuto fare i miei genitori per tutti quegli anni: «Domattina molto presto. Credo che andrò dalla nonna».

    «Si va bene. Le farò una telefonata stasera, e domattina ti accompagnerò all'aeroporto. Non dovevi farmi questo però. Non così presto». C'era un tale carico d'odio in quella voce a me così cara, che non riuscii a trattenere le lacrime e ad odiarla per il suo non-rispetto nei confronti della mia decisione. Nonostante non fosse una decisione mia, avrei sperato che l'avrebbe rispettata. Dato che non lo aveva fatto, mi dava solo motivo di rabbia.

    Sbraitai, irata come non ero mai stata con mia sorella: «Speravo ti fidassi di me! Speravo che tu avresti accettato di buon grado la mia decisione. Mi sbagliavo. Forse ti ho delusa con questa mia decisione affrettata, ma mai quanto hai appena fatto te con me. Sai cosa ti dico?! Non ci sarà bisogno che tu mi accompagni all'aeroporto, vado a dormire da June...» Mi avviai verso le scale continuando a sbraitare «E non chiamare nonna, l'ho già fatto io!»

    Mi sbattei la porta di camera mia alle spalle, estrassi il cellulare dalla tasca e composi il numero di June dalla rubrica: Tu, tu, tu... «Pronto?!»

    Singhiozzai: «Ju-June sono io..»

    Fu subito preoccupata sentendo il mio tono disperato: «Kath! Che succede?! Tua sorella non ha accettato di buon grado la notizia?»

    «No..June posso venire da te per la notte?»

    «Certo tesoro! Vieni pure. Ti mando a prendere da mio padre. Lui ha dovuto accettare per forza. Quando si dimise dall'incarico di Cavaliere per sposare mia madre, sapeva che io sarei stata come lui. Non è stato sorpreso più di tanto. Partiamo subito tesoro. Fai a modo».

    Attaccò.

    Durante la chiamata era arrivato un messaggio.

    Lo sfondo del telefono diceva chiaramente. Nuovo messaggio: Joyce.

    Premetti il pulsante: leggi.


    Kath, anche per me la notizia è stata scioccante.

    Non importa ciò che diventeremo, ciò che faremo laggiù,

    l'importante è che saremo insieme.

    Insieme per sempre, nel bene e nel male.

    A domattina. Ti voglio bene.


    Sorrisi in quel momento di panico. Risposi in fretta senza allungare troppo.


    Per sempre.

    Ti voglio bene anche io.


    June stava molto vicina a me. Quindi non passarono che pochi minuti dalla telefonata e il campanello suonò. Quel suono così familiare che non avrei udito mai più. Scesi i gradini a due a due, con una delle due valigie e il borsone.

    Aprii la porta e June mi salutò sorridendo e agitando la mano.

    Caricai nella grossa jeep le prime borse e mi precipitai a prendere l'ultima. Prima di uscire andai da Jessica che singhiozzava seduta su una seggiola della cucina.

    «Fai a modo e comportati bene. Mi mancherai, ti voglio bene».

    L'abbracciai e poi uscii bisbigliando un “addio”, che non volevo lei sentisse.

    Salii in macchina e mi chiusi il portello dietro, chiudendo così anche tutti i ponti con la mia vita passata. Ero una nuova Katherine adesso.

    Arrivammo velocemente a casa. June mi aiutò a portare le valige nell'ingresso della grossa villetta a schiera, presi le cose essenziali per la notte e la seguii in camera sua.

    Era una stanza molto grossa, in stile moderno, di colore blu elettrico, tipo la mia moto.

    Un tuffo al cuore. La mia moto, riuscirò a guidarla di nuovo?

    Non piansi. Dovevo essere forte, era questo che volevano mamma e papà da lassù.

    Mi fece cenno di sedermi accanto a lei sul lettone ad una piazza e mezzo.

    Poi ci mettemmo a parlare di tutto e di più: della lettera dei miei, di Joyce, di mia sorella e di un sacco di altre cose.

    Quella notte non dormimmo per l'agitazione del viaggio del giorno dopo.

    Sentii quella ragazza molto vicino a me, come mai nessuno avevo sentito.

    Comments (12)

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    Cla hai ragione..
    Non c'ho abbastanza tempo materiale :'(
    I'm sorri....
    :(
    6 days ago
    Claudiawrote:
    Cé, ma quando lo pubblichi il quinto?? xD
    Nov. 13
    MUSICAwrote:
    Ciao lo so i copia e incolla rompono
    ma ho bisogno di membri
    qst è il link http://cid-38cba38ed6d0b4a9.spaces.live.com/blog/cns!38CBA38ED6D0B4A9!116.entry
    Grazie lo stesso=)
    Oct. 19
    αиιмαwrote:
    eii davvero bello complimenti!
    ho letto tt e 4 i capitoli..
    nn vedo l' ora di leggere l' altroo! :D
    Oct. 16
    grazie mille per esserti iscritta ^__^
    Oct. 3
    mi piace mi piace mi piaceee :D
    bello qst colpo di scena! complimenti ^^
    Sept. 24
    Claudiawrote:
    Céé..qui è Cla che parla..U.U
    Ora ti movi a scrivè gli altri capitoli perché li voglio leggere..quindi una mossina e a lavoro!! Muahah..xD
    Ciaoo..
    Sept. 24
    Sei Bravissima..
    non mi sarei mai aspetata una cs del genere..
    ch belli i colpi di scena *-*
    Complimentiii
    un bacione =*=*
    Sept. 23
    FABYwrote:
    bello................
    Sept. 23
    Melanywrote:
    Waaa qst nn me la spettavo bellissimo...MADO SECONDO ME DIVENTERAI UNA GRANDE SCRITTRICE
    Sept. 23
    Oddio, che cosa inaspettata xD
    Bellissimo *-*
    :D
    Sept. 22
    belissimo sei bravissimaO_O
    cavolo ma come fai?
    passa da me se ti va^^
    vorrei essere avvertita dei prossimi capitoli...mi piace molto
    come scrivi^^
    baci^^
    Sept. 22

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